2001: Odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio

Serve davvero un altro articolo su 2001: Odissea nello spazio?

No, probabilmente no. Ma dopo averlo visto al cinema non riesco a esimermi dal buttar giù due righe di riflessione, partendo da uno spunto condiviso col mio caro amico Dario: se non lo hai visto al cinema, non lo hai visto

Premessa: il restauro

Uno dei più recenti restauri di Space Odissey è stato curato e supervisionato da Christopher Nolan, che ha fatto un lavoro strepitoso. Da buon cinefilo – ed eccellente regista – Nolan ha provveduto a un lavoro filologicamente accurato: il ritocco digitale è stato bandito ed è stata invece mantenuta, almeno per le proiezioni principali, la pellicola di 70mm.

Un’operazione da feticista?
No. Il restauro analogico non è stata una scelta intellettuale, ma pragmatica: ritoccare il film in digitale non sarebbe servito a niente.

2001: Odissea nello spazio è un film che nasce già per essere visto al cinema.

Soprattutto perché nel ’68 non c’era quasi altro che il cinema, direte voi. Dico io, invece, che quest’affermazione apparentemente didascalica è tutt’altro che ovvia, e va letta su più livelli. Innanzitutto è evidente in sala quanto l’opera sia concepita per una visione immersiva, e perda molta della sua forza dirompente se riprodotta in contesti che non ne esaltino i dettagli.

In secondo luogo, lo sforzo di Kubrick e del suo staff nello sviluppo di tecniche superiori ha bisogno di essere sfogato con mezzi di riproduzione adeguati. In questo senso il restauro gioca un ruolo importante. Non c’era insomma bisogno di un lavoro intento a un miglioramento (termine quanto mai inopportuno); è stato sufficiente levare un po’ di polvere.

Questo è un film che ha 50 anni, ma uno spettatore eccezionalmente distratto e ignorante avrebbe potuto scambiarlo per un film di 5 giorni fa. Vederlo al cinema oggi è un’esperienza da fare. Oggi, con i proiettori ad altissima definizione e gl’impianti audio che rendono giustizia alla colonna sonora, è ancora più sbalorditivo.

2001: Odissea nello spazio, ovvero il paradigma

Il capolavoro di Kubrick è certamente un paradigma per il cinema di fantascienza. Lo è stato per almeno 10 anni – fino all’avvento di George Lucas -, e oltre che un riferimento è stato un incubo: tutti hanno tentato di imitarlo, nessuno ci si è nemmeno avvicinato.

Pertanto rilancio: 2001: Odissea nello spazio è un paradigma per il cinema. Punto. Anche per il cinema dei nostri giorni. Non sono certo il primo – né l’unico – a dirlo, ma la riflessione che mi sento di fare non vuol essere comparativa in senso tecnico-narrativo, quanto piuttosto in senso astratto.

I film di oggi reggono il confronto con Space Odissey? Sono, in altre parole, capaci stimolare altrettante riflessioni? Sanno provocare un paragonabile effetto di stupor mundi? Sanno essere così impalpabilmente onanistici e al tempo stesso così concreti?

Non ho risposte in merito, ma qualche dubbio sì.

Interpretazioni possibili e considerazioni sparse

Sui significati del film non voglio addentrarmi. In cotanto ginepraio si sono infilate menti ben più acute della mia, senza peraltro giungere sempre a conclusioni soddisfacenti.

Anzi, senza giungere talvolta a conclusioni.

Anzi, senza proprio poterlo fare.

Uno degli elementi chiave della grandezza di questo lavoro è costituito proprio dalle infinite possibilità di lettura che lascia allo spettatore. A me personalmente non sembra fondamentale sapere cos’è davvero il monolito, ma trovo che lo sia essere costretti a chiederselo. Non trovo importante definire se HAL 9000 agisca nel bene o nel male, ma è essenziale discuterne.

E quindi?

Quindi l’odissea kubrickiana è immensa proprio perché non è una semplice storia – non a caso è un’altra Odissea, non una qualsiasi avventura. Perché è più concentrata a porre domande che a dare risposte. Perché le sue aperture di significato la liberano da tante gabbie; e la mantengono attuale.

È forse l’unico film a cui perdono tutto: le lungaggini e le seghe mentali che pure abbondano, e che in genere non amo. Manca la sintesi – che di solito esigo -, ma regna un equilibrio vicino al sublime. E taccio, per non dilungarmi, di regia e fotografia, su cui si basano 50 anni di cinema.

A questo film perdono tutto quello che non perdonerei ad altri – e che a Kubrick non perdono mai – perché questo film si avvicina come pochi a un concetto di cinema assoluto. All’arte per l’arte di cui parlava anche Wilde. E a cui forse è riuscito ad avvicinarsi altrettanto bene – per altre vie – solo Walt Disney.

Una futile riflessione collaterale

Dopo aver visto al cinema 2001: Odissea nello spazio mi sembra ancora più evidente quanto Malick sia un Kubrick che non ce l’ha fatta.

Che non ce l’ha fatta a diventare Kubrick, almeno.


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