Wind River è un buon esempio di come si possono fare le cose fatte male.

Non parlo del film in sé, che invece è fatto benissimo, bensì dei suoi trailer e del titolo italiano. Che sono dettagli di contorno, è vero, ma sono fondamentali: i libri si giudicano anche dalla copertina, e una brutta copertina ha il potere di non farci comprare il libro.

Trailer e titolo sono le prime cose che vediamo, quelle che ci devono conquistare di primo impatto; assieme alle grafiche pubblicitarie, sono la ‘copertina’ del film. Nell’ipotesi in cui non ci piacciano, non andremo in sala. Ma c’è un’ipotesi anche peggiore: possono essere fuorvianti. Un trailer sbagliato può conquistarci, ma al cinema non avremo quello che aspettavamo.

I trailer e il titolo italiano di Wind River sono esattamente questo: fuorvianti.

I presunti segreti di Wind River

Inizio con un ragionamento sul titolo italiano: I segreti di Wind River. Un titolo azzeccatissimo per un film su Miss Marple, ma che con questa pellicola ha davvero poco a che fare.

Pure il titolo originale ha un piccolo difetto, ovvero è il titolo di un film del 2000, con protagonista Blake Heron, ambientato nella stessa riserva indiana del Wyoming.

È però un titolo che ha le stesse caratteristiche del film: essenziale, diretto, asciutto.

La traduzione italiana lo riduce a un poliziesco di bassa lega, di quelli che danno su Rete 4 il sabato pomeriggio.

Il film di Taylor Sheridan è tutt’altro: c’è una trama poliziesca, è vero, ma la narrazione ha i ritmi di un thriller psicologico e se vogliamo di un western sui generis. Un western a metà tra il Jesse James di Andrew Dominik e Il grande silenzio di Sergio Corbucci. Un western che nessuno definirebbe western, forse; ma l’importante è che ci siamo capiti.

E i segreti?

I segreti non ci sono, perché la storia parla di altro. Si potrebbe parlare al massimo di misteri, ma anche in questo caso si mancherebbe di precisione.

Nella Wind River di Sheridan ci sono più che altro questioni irrisolte, lutti da elaborare, sentimenti di vendetta. Nessuno ha segreti, tutti hanno un passato; e l’omicidio su cui indagare è solo un pretesto: da un lato per lanciare un messaggio forte (negli USA non esistono dati sulle donnne native americane scomparse ogni anno), dall’altro per esplorare la psiche dei personaggi.

I trailer di un altro film

Sui trailer mal riusciti ci si potrebbe fare una tesi di laurea. In questo frangente non mi voglio dilungare troppo, solo sottolineare una volta di più che i trailer di Wind River ci parlano di un film che non c’è.

Uso il plurale perché sono fuorvianti sia i due trailer italiani che quelli statunitensi. Qui ve ne faccio vedere uno a caso.

Come già accaduto per Blade Runner 2049, il montatore delle anteprime pubblicitarie mette assieme tutte le scene d’azione della pellicola e le condensa in un paio di minuti.

Ci aspetteremmo così di vedere un bella storia ignorante di poliziotti e cattivi, che si picchiano e si sparano, che si rincorrono. E invece no, non è esattamente così.

Ci sono gli spari, ci sono i pestaggi, ci sono gli inseguimenti; c’è pure un ottimo stallo alla messicana: in tutto 5-10 minuti, all’interno di uno sviluppo narrativo di due ore.

Wind River è fatto anche – e soprattutto – di altro: di inquadrature impietose, di fotografie gelide, di primi piani intensi, di momenti sospesi. E di una colonna sonora di altissimo livello, firmata Nick Cave e Warren Ellis (già con Sheridan in Hell or High Water).

Ah, ovviamente, nei trailer la musica è altra.

“Ma quindi questo Wind River ce lo guardiamo oppure no?”

La mia risposta è sì.

Io ho avuto la fortuna di guardarlo la prima volta al Torino Film Festival, in lingua originale, senza vedere il trailer; quindi non mi sono rovinato l’aspettativa perché non avevo alcuna aspettativa.

Ma al di là di questo, Wind River è il secondo lavoro di Sheridan da regista, ma è un’opera già matura, costruita sapientemente da uno che sa bene come si fa una sceneggiatura. Anzi, è forse l’apice della sua produzione cinematografica, prima che le serie diventassero il suo lavoro principale.


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